Un anno di grandi cambiamenti per il mondo della sharing economy e in particolare per Airbnb che dopo essersi inserito come competitor tra i servizi alberghieri, in maniera preponderante e decisa, prende sempre più la strada di una piena normalizzazione. Sono passati un po’ di mesi dal nostro auspicio che anche l’Italia, nella fattispecie le grandi città Milano e Roma, seguisse l’esempio di altre realtà europee: Barcellona e Amsterdam.

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A che punto siamo?

Se vi stesse domandando quale sia la rilevanza della questione ecco in seguito alcuni dati su scala mondiale e nazionale. L’Italia è il 3 paese al mondo per offerta di spazi Airbnb, dopo Stati Uniti e Francia. Ben 190mila all’incirca sono gli annunci di stanze, posti letto e/o residenze sul territorio nazionale a Dicembre 2015, dato raddoppiato rispetto a quello dello stesso periodo per il 2014. Roma (18mila), Milano (13mila) e Firenze (7mila) sono le città che offrono le maggiori opportunità. Interessante è anche la crescita sul lungo periodo, visto che sui 5 Milioni di clienti registrati a partire dal 2008, ben 3 Milioni hanno utilizzato il servizio durante il 2015.

Milano, esempio da seguire

La prima città a muoversi versa la legalizzazione del servizio è stata la capitale lombarda: Milano. Non senza difficoltà la città meneghina ha aperto le porte ad Airbnb. Complice il fenomeno Expo che non solo ha attratto turisti e visitatori da ogni parte del mondo ma ha dimostrato inconsciamente la bontà del servizio offerto dalla piattaforma statunitense e le grandi potenzialità di alternativa valida e non antitetica al settore alberghiero tradizionale. Almeno in occasione di eventi ridondanti, come la kermesse milanese conclusa ad inizio Novembre di quest’anno, la distribuzione territoriale del servizio di home sharing ha permesso, accanto all’offerta tradizionale, l’assorbimento della domanda.

A riprova di quanto detto i dati mostrano che nel territorio lombardo hanno soggiornato durante Expo oltre 400 mila viaggiatori (+200%), con un aumento delle prenotazioni del 239% in un anno e una crescita dell’offerta che si attesta intorno al +108% tra il 2014 e il 2015.

Con la delibera della legge regionale n.27 del 1 Ottobre 2015, e la successiva approvazione a livello comunale, le istituzioni e la piattaforma di home sharing hanno trovato un accordo in materia di regolazione della fruizione del servizio. Prima di entrare nei dettagli dell’accordo è importante sottolineare ancora una volta quanto ciò sia importante e di mutuo interesse, per le istituzioni e per la start up californiana. Di fatti, la regolazione del servizio permette dà un lato ad Airbnb di uscire dall’imbarazzante confine economia legale – economia informale, dall’altro permette alle istituzioni un vantaggio di gettito economico per le casse comunali e di sviluppo urbano sostenibile e ecocompatibile.

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La normativa

Per semplificare la lettura cerchiamo di elencare le maggiori novità:

  • La normativa integra il regolamento del turismo. I servizi Airbnb vengono classificati come “Casa vacanza non professionale”. Gli host non saranno obbligati ad essere professionisti con obbligo di partita Iva, non dovranno quindi gestire il servizio come una forma d’impresa alberghiera.
  • Gli ospiti sono obbligati a pagare la tassa di soggiorno.
  • Gli host firmano obblighi su abitabilità, sicurezza ed igiene degli spazi adibiti al servizio e si impegnano a rispettare una fascia di prezzo predeterminata entro la quale mantengono una loro flessibilità a seconda dell’offerta (posto letto, camera, residenza).
  • Il servizio può essere elargito per un massimo di tre abitazioni per host. Ciò prevede la possibilità di affittare seconde e terze case anche in assenza del proprietario. L’affitto della terza casa prevede un alleggerimento sugli obblighi di notificazione.
  • Gli host sono obbligati a comunicare alla questura (e quindi al comune) i dati sugli ospiti.

 

Ultimi dettagli

Rimangono indefiniti alcuni dettagli di tipo amministrativo e gestionale. La gestione del pagamento dell’imposta di soggiorno si porta con sé la solita domanda: “Come si paga?”. Su questo punto non è chiaro se l’imposta sarà inclusa nel pagamento del servizio o meno. Secondo punto di notevole importanza rimane la creazione di un registro “contabile” per soddisfare la richiesta di obbligo di comunicazione dei dati relativi alla fruizione della domanda, senza perdersi tra onerosi, per tempo e denaro, cavilli burocratici. Il rischio è di tornare ad una situazione opaca, nella quale chi offre il servizio non ha gli strumenti adeguati a soddisfare le esigenze istituzionali. Terzo, la necessità di stipulare assicurazioni di responsabilità civile per chi affitta la terza casa. Infine rimane indecisa la questione temporale. Stabilire un limite massimo di soggiorno (30 -60 giorni?) dal quale scatta l’obbligo di passare ad una tassazione diversa da quella del “contratto” di casa vacanza non professionale.

 

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Un’idea tira l’altra

Firmato l’accordo, la collaborazione tra la piattaforma e le istituzioni non si è fermata lì. Il comune ha infatti proposto e ottenuto una collaborazione piena da parte di Airbnb per la trasmissione di informazioni rilevanti sui trasporti pubblici, sul turismo, su eventi e fiere. Allo stesso modo Airbnb ha iniziato una collaborazione con Shareitaly per offrire consulenza sul territorio e sensibilizzare le categorie impiegate nel settore.

Uno spazio a parte merita l’idea dell’uso degli spazi abitativi per affrontare particolari emergenze cittadine. Tra le altre la possibilità di usufruire degli spazi per l’accoglienza dei profughi e dei rifugiati. È un progetto e per ora rimane tale, ma ci permette di tornare al succo vero della questione. L’accoglienza e la condivisione rimangono i valori cardine di ogni forma di sharing, un reale motore di accrescimento del benessere collettivo.

E il resto del paese?

L’Italia tutta non stia a guardare. Il nuovo auspicio è che altre realtà del nostro territorio si muovano per camminare di pari passo con il bellissimo mondo della sharing economy. Magari partendo dal Sud, dove i dati indicano una crescita dell’offerta. La puglia, la Sicilia e la Sardegna hanno numeri superiori alla media nazionale e le possibilità, come abbiamo visto per Milano, sono moltissime. L’onda sharing va cavalcata. Ad essere cinici ci si soffermerebbe sull’aspetto economico. Noi vogliamo andare più in là. Non dimentichiamo il punto di partenza di tutto questo. Noi lo ripetiamo sempre.

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Riccardo Milani

Riccardo Milani

Sociologo del clan della circoscrizione Clarina, ho trovato la mia strada in terra iberica dove ho frequentato con successo un Master in Criminologia. Mentalità da erasmus e ambizioso di natura, ho scoperto la bellezza del vivere assieme e nella legalità.

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